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LA QUESTIONE ARDUA E DIFFICILE DEI LOCALI SCOLASTICI.
Di Admin (del 09/02/2021 @ 01:24:14, in ARTICOLI , linkato 23 volte)
Poiché, signori, questo bilancio ha la virtù di rompere i silenzi parlamentari, mi sia concesso rivolgere una preghiera all’onorevole ministro della pubblica istruzione. Egli può essere lieto della legge del 19 luglio 1877 sull’istruzione obbligatoria. Quella legge, per la savia e prudenza temperanza che l’informa, meritava il suffragio che ha avuto con cui fu accolta dai due rami del parlamento. Pure è mestieri non dissimularsi che, nella sua applicazione, essa va incontro a molteplici scogli e che, perdendoli d’occhio, si correrebbe molto facilmente il pericolo di dare nelle secche …………… Non accennerò alle questioni relative ai nuovi maestri; alle scuole serali e festive; alle librerie circolanti; anzi mi è grato dichiarare che per questo riguardo ho fiducia nell’uomo sapiente che regge il ministero della pubblica istruzione ed ho anche speranza che non sarà per mancargli l’aiuto gagliardo della privata iniziativa. Ciò che più deve preoccuparci si è la questione ardua e difficile dei locali scolastici. Apparisce dalla relazione che sono già 6740 i comuni pronti ad attuare la nuova legge. A prima vista codesta è una cifra assai consolante. Molti di quelli che facilmente sono paghi delle superficiali apparenze saranno disposti, udendo questa cifra rimbombante, a gridare vittoria. Ma vuole prudenza che si riservino a migliore tempo i nostri entusiasmi; vuole prudenza che prima si cerchi vederci un po’ più chiaro in quella cifra. Lasciando stare le condizioni didattiche e morali, delle quali ho dichiarato che in questa circostanza tacerei, chi di voi non pensa che prima di battere le mani a noi stessi per il risultato finora ottenuto, debbasi sapere almeno che cosa siano queste quattro mura entro le quali noi rinchiudiamo per parecchie ore del giorno i nostri figli? ……………… Non giova nasconderlo, signori, moltissime delle nostre scuole (e badate che io appartengo a province che anche sotto questo rapporto non sono certo le ultime), moltissime delle nostre scuole primarie sono rifugiate in miseri stambugi senz’aria, senza luce, senza spazio, mefitici, immondi. Vi si somministra una porzione più o meno lauta di abbaco e di abbici, ma vi si sottrae troppo spesso una porzione più grande di ossigeno. Io rivolgo un appello a quanti di voi qui sono uomini pratici. Non vi è mai avvenuto di uscire contristati dalle nostre scuole, specialmente rurali? Non vi è mai avvenuto di aver veduto in principio dell’anno entrarvi uno sciame vispo e giocondo di rosei fanciulli, trasformati poi dopo alcuni mesi in una turba pallida e gracile? Chi di voi non ha veduto sostituirsi alla sana respirazione dei petti gagliardi l’acre tossicolio misto al rauco compitare delle sillabe? ……. O signori quella pietà che alcuni sentono vivissima per la rappresentanza della colpa che sta nelle carceri, abbiamola tutti per la rappresentanza dell’innocenza che sta nelle scuole. Noi abbiamo l’obbligo dell’istruzione, sta bene; ma quel giorno abbiamo un altro obbligo solenne a noi stessi, l’obbligo di non seppellire nell’atrofia fisica l’energia della vita e dell’intelligenza, l’obbligo di impedire che diminuendosi le file dei coscritti analfabeti si accrescano quelle dei coscritti tisici e dei rachitici. E’ l’aria, la luce, lo spazio, la giocondità che noi ci siamo obbligati di assicurare ai nostri bambini insieme al pane dell’istruzione; è quell’ambiente sano, decoroso, ridente che ingentilisce gli animi e li educa! Lioy Paolo, 1877.