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Articoli del 21/11/2020

Il discorso del deputato Francesco Crispi, pronunciato il 1875 nella seduta, vertente sullo schema di legge per provvedimenti di pubblica sicurezza, risulta interessante sotto molteplici aspetti. Innanzi tutto, fin dall’esordio, egli si distacca completamente dall’ottica analitica adottata dai colleghi che lo hanno preceduto: essi, pur essendo stati esortati dal presidente del consiglio ad affrontare il problema in ambito nazionale, lo hanno localizzato in ambito strettamente siciliano. Siffatta scelta, in cui si riflettono i segni palesi dell’aspra campagna contro la Sicilia e le province meridionali, scatenata l’anno scorso dai giornali di destra dopo le elezioni, comporta due gravi conseguenze, entrambe deprecabili, l’una morale, la seconda sociale. La prima conseguenza porta alla divisione dell’Italia su due fronti contrapposti, “da un lato gli eletti, dall’altro i reprobi”, sulla supposizione “che la moralità della popolazione del mezzogiorno sia inferiore alla moralità di quelle che sono al nord della penisola”. Nei fatti si tende a vanificare definitivamente gli sforzi sostenuti per raggiungere l’unità nazionale. Il danno sociale riveste analoga negatività: adottando una prospettiva sbagliata, si rischia di non riuscire a curare il male e, addirittura, di applicare rimedi che lo inaspriscono sempre più. Di qui deriva spontaneo il presente quesito: c’è davvero bisogno di una legge di pubblica sicurezza speciale? L’oratore risponde negativamente sulla scorta di prove, attinte da documenti pubblici, rappresentati dalle tre statistiche ufficiali del ministero della giustizia, redatte il 1863, il 1869 e il 1870, nonché dal testo “L’Italia economica”, in cui si leggono le statistiche penali del 1871 e del 1872. Tutte queste hanno un comune dato di fondo incontrovertibile: “la criminalità in tutto il regno è eccessivamente aumentata”. Completa il reparto documentario il testo di Curcio, stampato per volere del ministero di grazia e giustizia. In esso l’autore divide l’Italia in quattro regioni: l’Italia settentrionale che comprende il Piemonte la Lombardia e la Venezia; l’Italia media che include la Liguria, la Toscana, l’Emilia, le Marche e l’Umbria; l’Italia meridionale corrispondente alle antiche province del regno di Napoli con l’aggiunta della provincia romana; l’Italia estrema ed insulare, in cui rientrano la Calabria, la Sicilia e la Sardegna. La lettura critica dei dati, esaminati alla luce della proporzione degli abitanti con i reati commessi annualmente, avalla che la parte estrema dell’Italia “dà un maggiore contingente alla giustizia criminale, il che, a giudizio di Crispi, “è uno stato normale”. Non rimane altro che scoprire le cause dell’eccessivo aumento dei reati. Lo sguardo va proiettato sulla realtà storica del tempo: essa suggerisce la seguente verità: “dopo il 1869 le condizioni economiche del paese non si sono migliorate”. In tale periodo vi è stata la “terribile imposta sulla macerazione”, conosciuta da tutti come l’imposta della fame, nonché l’aumento continuo di tutte le altre imposte, che hanno fatto sentire gli effetti più deleteri sulle spalle delle classi inferiori. Nel contempo la diminuzione dei prodotti naturali in rapporto al fabbisogno della popolazione aumentata, la minore produzione industriale, il rincaro dei viveri, la nascita di bisogni fittizi, “l’intemperanza fisica e morale” da parte di chi non capisce cosa sia la vera libertà o ne abusa e l’impunità dei reati, il rallentamento dei vincoli familiari, di “quei principi e quelle norme tanto necessarie all’uomo per condursi onestamente”. Alla frenetica attività di quanti frequentano le borse, le banche o le industrie, foriere di improvvise fortune, fanno da contrappeso l’operaio e il contadino che, oppressi dalla mancanza di lavoro o dalla cattiva remunerazione della loro opera, si riverso nelle strade, spogliano le case e chiedono con il coltello ciò che non riescono a guadagnare “per imprevidenza del governo”. Questo è il motivo per cui sono aumentati i reati contro la proprietà e la persona. Di fronte ad uno spaccato sociale così desolante il rimedio deve essere generale e riguardare la buona legislazione, nonché un sistema tributario “più equo, meno vessatorio, meno fiscale, tale da non mettere la disperazione nelle popolazioni”. A questo punto Crispi, indotto anche dalla passione per la sua terra, rivolge l’attenzione a dimostrare che i reati sono aumentati in Sicilia non per cause particolari legate all’indole, alle abitudini e alla terra degli abitanti. Di qui la conclusione con lo sguardo rivolto verso quelli che hanno governato per quindici anni: “La causa, o signori, è nelle vostre leggi e nel vostro governo”.
 

Fotografie del 21/11/2020

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